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#LACULTURANONSIFERMA: LA RUBRICA #LAFESTANONSIFERMA OGGI SUL PALIO DI SIENA

Etnografia del Palio di Siena al tempo del distanziamento sociale

Katia Ballacchino

Nell’Agosto del 2019 il MIBACT ha avviato un progetto volto alla salvaguardia del Palio di Siena strutturando un’azione collaborativa con le comunità e le istituzioni locali, proponendosi di contribuire alla cura del Palio, quale patrimonio culturale locale e nazionale allo stesso tempo, a partire da una comprensione del dispositivo festivo dalla prospettiva degli attori sociali coinvolti. Il progetto, promosso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale e dal Servizio VI – tutela del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale del Mibact, è condotto in collaborazione con un Comitato Scientifico composto dal Comune di Siena, il Magistrato delle Contrade, l’Università per Stranieri di Siena, l’Università degli Studi di Siena, l’Archivio di Stato di Siena, con la consulenza di esperti esterni.

              Comune-bandiere-contrade-1-12-19 Ballacchino   piazza Ballacchino

Siena, 2019 (ph. Katia Ballacchino)

In questo progetto ambizioso, come antropologa che da tempo si occupa in diverse regioni di sistemi festivi tradizionali e di comunità patrimoniali, sono stata incaricata di condurre la ricerca etnografica ai fini della individuazione degli elementi che costituiscono il patrimonio culturale demoetnoantropologico materiale e immateriale relativo al Palio e alle sue 17 realtà contradaiole. Con la consapevolezza che la densità culturale del Palio di Siena culmina, ma non si esaurisce affatto, nei giorni delle due feste annuali, il periodo di svolgimento della ricerca è stato individuato in un anno (novembre 2019 – ottobre 2020). Si tratta di un’indagine sul campo di tipo immersivo, volta a documentare e interpretare il vissuto e le rappresentazioni del Palio in ambito locale attraverso la produzione di interviste, l’osservazione e la partecipazione alle attività quotidiane delle contrade e nei luoghi e nei momenti socialmente e culturalmente più significativi per i numerosi protagonisti.

sede-magistrato-contrade Ballacchino

riunione-Magistrato-26-11-19 Ballacchino

Siena, 2019 - Riunione del Magistrato. I priori delle Contrade (ph. Katia Ballacchino) 

La ricerca, che mi ha vista impegnata con costanza sul territorio senese dallo scorso Novembre – intervistando, documentando e partecipando a rituali quotidiani sia intimi che pubblici di diverse contrade – si è però dovuta interrompere bruscamente i primi giorni di Marzo, per via dell’emergenza sanitaria che la pandemia di Covid-19 ha prodotto con effetti inediti e disarmanti sul nostro paese, come altrove. Ovunque la vita sociale si è arrestata, in un certo senso, e con essa prepotente è arrivata anche l’interruzione della ricerca etnografica che è radicalmente basata sull’incontro con i soggetti interlocutori. Quindi, innanzitutto, la casa che per vivere la quotidianità di contrada avevo preso in affitto nel cuore di Siena – abitazione che prima ancora di avere una via e un numero civico è sita nel territorio di una delle 17 Contrade che segnano profondamente la mappa del centro storico – da allora è rimasta vuota e chissà per quanto lo sarà.

E, con la casa, anche le riflessioni etnografiche si sarebbero svuotate – mi sono subito preoccupata di pensare fin dai primi giorni di isolamento – . E, invece, in tempi di pandemie globali l’etnografia svolta attraverso l’analisi dei media viene in soccorso agli antropologi e sollecita comunque il nostro osservare la contemporaneità, seppure a distanza. Infatti, sorprendentemente nell’ultimo mese molti contradaioli incontrati, le istituzioni con cui ho collaborato e i gruppi frequentati mi hanno spronata a riflettere a distanza sui significati quotidiani delle vite recluse nella città del Palio. Messaggi, mail, post e comunicazioni sui social network, richieste di interviste, etc. hanno occupato parte del mio tempo sospeso di quarantena. È stato come se Siena entrasse a casa mia, nel mio piccolo e intimo mondo che, per un’antropologa abituata a spostarsi da una città all’altra ogni due giorni, non era mai stato più fermo di così.

Ed è stato emozionante vedere catapultare quotidianamente fin dentro le mie mura domestiche romane – e senza averne fatto richiesta – fotografie e video prodotti dagli stessi protagonisti tra le strade deserte e spaesanti di una Siena abituata troppo spesso al turismo, alla movida rumorosa o alla vivace vita associativa rionale. Prima ancora che i media nazionali trasmettessero i canti delle ore 18 emessi dai vari balconi delle case di tutta Italia, quelle stesse strade senesi che stavo imparando a riconoscere – come si fa quando si entra in una fase della ricerca in cui il territorio diventa un po’ familiare – si sono immediatamente riempite dei canti di contrada intonati dalle finestre, senza volti. Non occorre, infatti, affacciarsi quando si canta, perché a Siena certi brani si conoscono a memoria, non servono spartiti o testi scritti, sono canti di uso quotidiano, di vita di contrada o di città come la marcia del Palio o il seguente, che in queste settimane è diventato virale arrivando persino ad essere trasmesso sul sito della BBC e della CNN: “Nella piazza del Campo / ci nasce la verbena / viva la nostra Siena / viva la nostra Siena”.

Ma oltre ai video e alle immagini ricevute da più parti, la mia improvvisata etnografia a distanza ha registrato diverse attività che testimoniano di una determinazione e di un sentimento di unità della città per eccellenza rappresentata come divisa in Contrade, manifestata attraverso le attività delle stesse, che non si fermano. Nei limiti profondi del distanziamento sociale, le Contrade infatti svolgono attività di solidarietà come donare un video laringoscopio per la terapia intensiva al policlinico delle Scotte, o impegnarsi per la consegna quotidiana di viveri ai più bisognosi, insistendo sulla dimensione di mutuo soccorso che le caratterizza. Alcune realtà hanno deciso di decurtare ai contradaioli la quota di sostegno mensile alla Contrada per venire incontro al periodo di crisi, anche economica, che li attende. Il “Comitato Amici del Palio” prendendo in prestito uno stornello senese che recita: Stasera mamma ‘un esco…perché so' in quarantena è triste tutta Siena…ma presto finirà, chiede ai bambini di realizzare degli elaborati “in casa” su Siena e le Contrade. Sui social impazza la condivisione quotidiana di documenti storici testuali, fotografici e video, sulle feste più celebri o la socializzazione di alcune “pillole” di storia senese e paliesca. Persino per il 25 Marzo, data dell’antico “Capodanno Senese” che rappresenta l’apertura ufficiale del periodo paliesco in città, le campane dei 17 Oratori di Contrada a mezzogiorno hanno suonato tutte insieme e il Magistrato delle Contrade ha proposto per l’occasione di “manifestare il proprio attaccamento a Siena esponendo, per l’intera giornata, alla finestra od al balcone di casa la bandiera della propria Contrada, pur abitando nel territorio di una Consorella oppure extra-moenia”. La città si è riempita per un giorno di bandiere anche se qualcuno ha preso la decisione di non esporre la propria in quella giornata ventosa per non sgualcire una bandiera a cui si tiene particolarmente, un oggetto di affezione, spesso cucito a mano settimanalmente dalle donne delle contrade.

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Siena, 2019 - S. Ansano. Inizio anno contradaiolo (ph. Katia Ballacchino)

Ma se è difficile per l’antropologa adattarsi seriamente a un’etnografia senza l’incontro in presenza con gli interlocutori, ancora più difficile è per Siena – come per tutte le città e i paesi caratterizzati da una festa così profondamente innestata nel tessuto sociale – reagire al timore collettivo del rischio di non vedere per la prima volta nella storia recente “la terra in piazza”, come titolava l’antropologo senese Alessandro Falassi un suo noto lavoro sul Palio. Proprio mentre scrivo questo post, infatti, a Siena è stata presa la decisione di annullare tutte le 17 feste titolari delle contrade che si sarebbero dovute svolgere nei prossimi mesi, e di rimandare a metà maggio la scelta definitiva se annullare i due Palii previsti per Luglio e Agosto, posticipare entrambi di qualche mese o proporre entro fine anno l’alternativa di un Palio straordinario. Ma al dolore con cui i Senesi trasmettono la decisione presa all’unanimità dalle contrade e dall’istituzione locale, si aggiunge anche il sentimento di timore per un Palio che senza assembramenti, senza folla, senza la partecipazione di tutti non avrebbe ragione d’essere. “Il Palio è una festa nazional-popolare, Piazza del Campo è il simbolo della democrazia”, spiega il sindaco in un comunicato, specificando che il Palio è una festa per tutti e che sarebbe impensabile, quindi, celebrarlo a porte chiuse.

A Siena, come ovunque, si palesa forte la preoccupazione che per molto tempo la vita potrebbe non tornare ad essere vissuta nel pieno della libertà dello stare vicini, del condividere i momenti di passione comunitaria, quali sono spesso in senso totalizzante le feste. Il Palio è soprattutto questo, lo stare insieme quotidianamente in Contrada e il condividere le emozioni che fanno rivivere il passato e che ipotecano il futuro della comunità attraverso la ritualizzazione annuale della corsa. Il Palio è anche la corsa. Ma la corsa senza i senesi, non avrebbe senso.

In questo momento difficile crollano anche a Siena – che con le sue Contrade racconta in modo emblematico tutta la potenza straordinaria della vita comunitaria italiana – molte delle certezze sul futuro. Certezze che anche l’antropologa si augura di vedere tornare presto impresse sui volti degli interlocutori senesi, perché con una Piazza del Campo vuota anche la ricerca, davvero, rischierebbe di avere come oggetto di indagine più un lutto individuale e comunitario che una festa. Ma anche questo, a ben pensare, sarebbe un dato che evidenzia ancora una volta il valore patrimoniale che il Palio assume per la città e per i senesi.

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#LACULTURANONSIFERMA Le parole chiave del patrimonio im-materiale: la tutela partecipata (a cura di Valeria Trupiano)

Con la rubrica “Parole chiave del patrimonio im-materiale” intendiamo presentare, in forma divulgativa, alcuni dei principali concetti e casi relativi al patrimonio culturale immateriale, al patrimonio demoetnoantropolgico e agli strumenti analitici dell’antropologia culturale utili al fine di esplorarne la ricchezza. Lo faremo attraverso la voce di antropologi culturali e professionisti che lavorano e fanno ricerca in questi ambiti.

La prima parola chiave è "La tutela partecipata" a cura di Valeria Trupiano.

la galleria fotografica contiene immagini di Roberto Galasso e Fabio Fichera ©ICPI

Bibliografia “LA TUTELA PARTECIPATA” a cura di Valeria Trupiano (demoetnoantropologa MIBACT)

Ballacchino, Katia, 2013, Per un’antropologia del patrimonio immateriale. Dalle Convenzioni Unesco alle pratiche di comunità, «Glocale», 6-7: 17-32.

Broccolini, Alessandra, 2015, Folclore, beni demoetnoantropologici e patrimonio immateriale in “L’Italia e le sue regioni”, Enciclopedia Italiana Treccani: 175-188.

Gualdani, Annalisa, 2019, I beni culturali immateriali: una categoria in cerca di autonomia, «Aedon. Rivista di arti e diritto online», n. 1.

Palumbo, Berardino, 2009, Patrimonializzare, «AM. Antropologia museale», 8, n. 22: 38-40.

Tarasco, Antonio Leo 2018, Ai confini del patrimonio culturale tra luoghi comuni e processi di produzione della cultura, «Aedon. Rivista di arti e diritto online», n. 1.

Trupiano, Valeria 2019, Il bene di chi? Comunità e tutela del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale in Ballacchino K., Bindi L., Broccolini A. “Ritornare. Pratiche etnografiche tra comunità e patrimoni culturali”, Pàtron Editore, Bologna (in corso di pubblicazione).

Tucci, Roberta, 2013, Beni culturali immateriali, patrimonio immateriale: qualche riflessione fra dicotomie, prassi, valorizzazione e sviluppo, «Voci», anno X: 183-190.

Pensare e tutelare l’immateriale: una riforma mancata, 2016, seminario dell’Associazione Bianchi Bandinelli http://www.bianchibandinelli.it/2016/11/28/pensare-e-tutelare-limmateriale-una-riforma-mancata/

I beni immateriali tra regole privatistiche e pubblicistiche, 2014, «Aedon. Rivista di arti e diritto on line», n. 1 http://www.aedon.mulino.it/archivio/2014/1/index114.htm

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#LACULTURANONSIFERMA Pillole di demoetnoantropologia: la tutela partecipata

Con la rubrica “Parole chiave del patrimonio im-materiale” intendiamo presentare, in forma divulgativa, alcuni dei principali concetti e casi relativi al patrimonio culturale immateriale, al patrimonio demoetnoantropolgico e agli strumenti analitici dell’antropologia culturale utili al fine di esplorarne la ricchezza. Lo faremo attraverso la voce di antropologi culturali e professionisti che lavorano e fanno ricerca in questi ambiti.

La prima parola chiave è "La tutela partecipata" a cura di Valeria Trupiano.

Bibliografia “LA TUTELA PARTECIPATA” a cura di Valeria Trupiano (demoetnoantropologa MIBACT)

Ballacchino, Katia, 2013, Per un’antropologia del patrimonio immateriale. Dalle Convenzioni Unesco alle pratiche di comunità, «Glocale», 6-7: 17-32.

Broccolini, Alessandra, 2015, Folclore, beni demoetnoantropologici e patrimonio immateriale in “L’Italia e le sue regioni”, Enciclopedia Italiana Treccani: 175-188.

Gualdani, Annalisa, 2019, I beni culturali immateriali: una categoria in cerca di autonomia, «Aedon. Rivista di arti e diritto online», n. 1.

Palumbo, Berardino, 2009, Patrimonializzare, «AM. Antropologia museale», 8, n. 22: 38-40.

Tarasco, Antonio Leo 2018, Ai confini del patrimonio culturale tra luoghi comuni e processi di produzione della cultura, «Aedon. Rivista di arti e diritto online», n. 1.

Trupiano, Valeria 2019, Il bene di chi? Comunità e tutela del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale in Ballacchino K., Bindi L., Broccolini A. “Ritornare. Pratiche etnografiche tra comunità e patrimoni culturali”, Pàtron Editore, Bologna (in corso di pubblicazione).

Tucci, Roberta, 2013, Beni culturali immateriali, patrimonio immateriale: qualche riflessione fra dicotomie, prassi, valorizzazione e sviluppo, «Voci», anno X: 183-190.

Pensare e tutelare l’immateriale: una riforma mancata, 2016, seminario dell’Associazione Bianchi Bandinelli http://www.bianchibandinelli.it/2016/11/28/pensare-e-tutelare-limmateriale-una-riforma-mancata/

I beni immateriali tra regole privatistiche e pubblicistiche, 2014, «Aedon. Rivista di arti e diritto on line», n. 1 http://www.aedon.mulino.it/archivio/2014/1/index114.htm

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#LACULTURANONSIFERMA IL GEOPORTALE DELLA CULTURA ALIMENTARE: OGGI UN VIAGGIO NELLA CULTURA DEL PANE

#LACULTURANONSIFERMA: Il Geoportale della Cultura Alimentare è un progetto MiBACT-ICPI: puoi navigare migliaia di schede e contenuti multimediali -da banche dati nazionali, regionali, pubbliche e private, in continuo accrescimento- con accesso diretto e diverse modalità di fruizione (scopri come: https://culturalimentare.beniculturali.it/sources/map_search) . Il Tema? Patrimonio Immateriale Enogastronomico: persone e Comunità, identità territoriale e strumenti del saper fare.

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Oggi vi portiamo a (ri)scoprire uno dei protagonisti di tutte le tavole italiane, il PANE: la ricerca sul Geoportale ci restituisce un racconto complesso e composito del nostro Paese, fatto di biodiversità (tanti i tipi di farine impiegati) e peculiarità legate alle diverse ricette e modalità di preparazione.

Ascolta la storia del pane di Motegemoli, in provincia di Pisa, fatto con farina prodotta da grano toscano https://culturalimentare.beniculturali.it/so…/sergio-martini (segui il link  poi fai click sulla scheda originale) per poi spostarti in Piemonte ad incontrare il racconto del pane cotto nel forno comunitario scaldato con le fascine di potatura della vigna langarola, Paesaggio Vitivinicolo #UNESCO
https://culturalimentare.beniculturali.it/…/il-forno-comuni…

Il pane, ingrediente per eccellenza, in tutta Italia diventa patrimonio immateriale di saperi, storie e tradizioni, come nel caso delle tavole di San Giuseppe https://culturalimentare.beniculturali.it/…/tavole-di-san-g…

E per alcuni metafora stessa della vita: https://culturalimentare.beniculturali.it/…/antonio-biasiuc…

Continua il nostro viaggio alla scoperta del pane, che oltre ad essere alimento per eccellenza, arriva sulle nostre tavole anche come ingrediente di gustose e variegate ricette della tradizione popolare. Piatti poveri che da Nord a Sud raccontano una cucina antica e saperi tramandati di padre in figlio, che ci aiutano a mantenere viva un modo di cucinare consapevole e responsabile, senza sprechi. In puglia troviamo le polpette di pane https://culturalimentare.beniculturali.it/…/preparazione-de… (segui il link > poi fai click sulla scheda originale) e ancora il pancotto alla biscegliese https://culturalimentare.beniculturali.it/…/preparazione-de…
Nel Cilento scopriamo, ascoltando della lavorazione dell’olio, la memoria affettiva del pane duro rivitalizzato nell’acqua di cottura dei ceci, servito con questi e un filo d’olio: un piatto povero ma ricco di suggestione della dieta mediterranea, patrimonio immateriale #UNESCO
https://culturalimentare.beniculturali.it/…/giuseppe-cilento
E ancora il pane ci regala una grande possibilità come ricetta per recuperare scarti di altre lavorazioni (fagioli, mirtilli, fave) per una nuova filosofia del recupero https://culturalimentare.beniculturali.it/…/alda-bosi-e-ric…

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Orario ICPI
Dal lunedi al venerdi
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